Le Leggende Universitarie

scritto da alessandro il 4 ottobre 2005 Commenti 2 Approfondimenti , Approfondimenti , Interviste , Interviste

Alcune leggende tendono a circolare in particolari territori circoscritti, come il posto di lavoro, luoghi di aggregazione, una specifica zona geografica. Anche se con l’avvento dei media i confini si sono fatti sempre meno rigidi, e le storie nate in uno specifico contesto sociale tendono a esondare al di là di esso, continuano ad esistere dei luoghi privilegiati di circolazione, nei quali le storie sono accomunate da alcune caratteristiche che le portano a costituire un genere specifico. E’ il caso delle Leggende Universitarie. L’università infatti è un microcosmo in cui le voci e il “si dice” sono tenuti in gran considerazione. Qui le storie come moneta di scambio sociale raggiungono un valore molto elevato.
Un’importante differenza fra queste storie e le leggende contemporanee con più ampio margine di diffusione riguarda la funzione svolta dalle narrazioni. In generale si possono individuare due grandi famiglie di funzioni:

  • espressione delle angosce dei bisogni, delle paure, dei conflitti, che trovano in una forma apparentemente “leggera” la possibilità di essere elaborati ;
  • funzioni sociali (costituzione del gruppo, conferma dell’identità, scambio di valori e visioni del mondo).

Nella maggior parte delle leggende extra-universitarie ritroveremo entrambe le funzioni, di volta in volta miscelate fra loro in proporzioni diverse. Al contrario, nelle storie che circolano in facoltà, la componente sociale risulta quasi sempre prevalente, e l’espressione dell’angoscia presenta toni meno drammatici. Il tipo di sentimento veicolato dalle leggende è l’inquietudine provata in un mondo spesso considerato arbitrario, con il quale il giovane studente entra in contatto cercando di trovare il suo posto(1).
Durante una ricerca svolta nel mese di aprile 2004 presso l’Università degli Studi di Padova, abbiamo rilevato la manifestazione di questo sentimento sotto forma di sospetto, in un primo momento durante la raccolta delle leggende, e in un secondo tempo nei contenuti emersi da un workshop che ha rappresentato la seconda parte della ricerca. Riteniamo valga la pena soffermarsi su due aspetti.

In primo luogo la logica del sospetto emerge con notevole salienza nelle interazioni avute con i soggetti dell’intervista. Spesso vengono richieste al ricercatore rassicurazioni sul destino dei dati raccolti, e non è infrequente il rifiuto del questionario per paura di ritorsioni da parte dei docenti. Il contenuto delle leggende giustifica in parte il timore, trattandosi per lo più di storie che riguardano il comportamento dei professori (quando non di vere e proprie denunce di ingiustizia), ma la garanzia data sull’anonimato ai soggetti dovrebbe compensare le loro preoccupazioni.
Nonostante questo la resistenza incontrata è stata significativa. Riteniamo questa osservazione coerente con i contenuti emersi dai questionari e dal workshop. Nel momento della somministrazione il ricercatore rappresenta infatti l’istituzione, ed è proprio il rapporto con essa a risultare permeato da inquietudini e timori, espresse tanto a livello fantasmatico (attraverso le leggende raccontate) quanto nell’interazione quotidiana. Sarebbe interessante capire, vista l’universalità dei contenuti delle Leggende Universitarie, se queste storie su docenti dispotici non rappresentino un ultimo retaggio dell’adolescenziale rifiuto e sfida all’autorità, in un ulteriore tentativo dei giovani studenti di trovare la propria posizione nel mondo.

Se il ricercatore rappresenta l’istituzione, il box di raccolta dei questionari sembra avere un effetto opposto. La “Buca delle Leggende”, posta in luoghi molto frequentati, si è rivelata un potenziale strumento di “confessione”. Al suo interno sono stati trovati diversi foglietti anonimi che parlavano di “fatti” della facoltà, a volte pubblici, a volte privati, che ci hanno suggerito un desiderio di comunicazione opposto a quello frequentemente rilevato durante la fase di somministrazione.

Durante il gruppo di discussione del workshop è emerso con chiarezza come l’essere a conoscenza delle storie che circolano sia un espediente per controllare l’inquietudine, e per avere le informazioni che permettano di prendere tutte le precauzioni necessarie per evitare i pericoli legati alla burocrazia e all’atteggiamento di alcuni docenti.

I contenuti delle storie raccontate tradizionalmente nelle università possono essere raggruppati in quattro generi (Brunvand J.H., 1987):

  • Storie che parlano dell’eccentricità dei professori, come la leggenda riportata da Brunvand sul professore acrobata: “l’ennesima volta che si è sentito chiedere dopo la lezione se il giorno dopo avrebbe dato un’esercitazione a sorpresa, un professore dell’università del Missisippi ha risposto ridendo: “Un’esercitazione a sorpresa? Per darla domani, dovrei prima entare in aula passando da quella lunetta”. Un sospiro di sollievo ha percorso la classe. Ma il giorno dopo, quando gli studenti erano già nell’aula, si è sentito un rumore strano fuori dalla porta. La lunetta ha cominciato a scricchiolare e in alto è comparso il professore con un sorriso sarcastico e il testo di una lunga esercitazione stretto in mano” (Brunvand J.H., Leggende metropolitane. Storie incredibili raccontate come vere, Costa & Nolan, Genova, 1986).
  • Racconti su strategie e trucchi messi in atto dagli studenti nella vita universitaria. Vediamo un esempio riportato ancora da Brunvand che riguarda un esame: “Questo studente arriva all’ultimo compito con un’ottima media. Ci sono due domande scritte a cui deve rispondere: della prima non sa niente, mentre è fortunato per quanto riguarda la seconda. Riempie allora il primo dei protocolli predisposti per il compito con qualsiasi cosa gli venga in mente; scrive poi “II” sulla prima pagina del secondo protocollo e lo inizia con quella che è in apparenza l’ultima frase della risposta alla prima domanda. Poi sulla seconda pagina di questo protocollo scrive “2” per indicare la risposta alla seconda domanda e fa un bellissimo tema, consegnando poi solo il secondo protocollo. Qualche giorno dopo riceve un biglietto dal professore che gli dice che ha terminato l’anno con un’ottima votazione e si scusa per aver perso il primo protocollo” (Brunvand J.H., 1986).
  • Superstizioni e atteggiamenti magici per assicurarsi una buona carriera universitaria; di solito i rituali sono legati in maniera molto stretta con il territorio, e precisamente con gli elementi architettonici che maggiormente lo simboleggiano. Per esempio a Torino le superstizioni sono legati alla Mole Antonelliana e a Bologna alla Torre degli Asinelli.
  • Storie horror che si svolgono nei campus.


Le leggende da noi raccolte rientrano in questi quattro generi.
Un altro elemento importante è la percezione del potere e della sua gestione. Denuncia o espressione di un disagio ha preso la forma da un lato di storie che parlano di abusi, di soprusi e violenze, ma anche di strategie di sopravvivenza, di adattamento a un mondo apparentemente ostile nel quale appaiono vie di fuga, possibili percorsi nella ricerca dell’identità.. Accanto a questi generi incontriamo numerose storie divertenti in cui il docente si burla dello studente, a volte seguite da una risposta di quest’ultimo che ribalta i due ruoli.
Un’ultima caratteristica che vogliamo sottolineare è l’atteggiamento che gli studenti assumono nei confronti delle voci circolanti in università. Trattate come vere e proprie informazioni che spesso anticipano o contraddicono quelle ufficiali, i racconti fra studenti influenzano notevolmente il loro comportamento, arrivando a determinare la scelta dei professori, degli esami e a volte della facoltà.

NOTE
(1) Una situazione differente la ritroviamo negli Stati Uniti. Nei Campus universitari si sviluppa infatti un genere horror, spesso sfruttato in molti film, per il quale valgono tutte le caratteristiche delle leggende contemporanee.

Commenti

Giorgia
07/06/2011 21:32:42
a roma è diffusissima la leggenda metropolitana che se guardi la statua della minerva della sapienza negli occhi vieni bocciato all'esame e al contrario se passi attraverso il "tunnel di piante" all'entrata ti porterà fortuna...
poi ci sono varie varianti come queste due leggende invertite oppure che se guardi la minerva fissa negli occhi lei li muove oppure fa l'occhiolino
non ha mai funzionato hahahaha però chissà come mai tutti evitano "stranamente" di guardare la minerva fissa negli occhi
Gianluca
29/09/2011 23:39:18
così come a Bologna è celeberrima la leggenda metropolitana che vieni bocciato all'esame o non ti laurei se sali fino in cima alla Torre degli Asinelli oppure attraversi diagonalmente Piazza Maggiore... beh io ho fatto entrambe le cose e mi sono laureato in corso e con 110 e lode!
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