Faul (il falso Paul)

scritto da fabio caironi il 19 agosto 2004 Commenti 0 Musica

Il sereno stava ritornando nella vita dei Beatles. La tempesta che si era scatenata sui Fab Four dopo la dichiarazione di John, "i Beatles sono più famosi di Gesù Cristo", si era placata. Paul era in un periodo di straordinaria creatività, e prendeva spunto proprio dalle numerose vicissitudini di quei giorni.
La sera dell'11 settembre 1966 Paul e Brian Epstein stavano facendo ritorno da una piccola gita con due ragazze. La giornata era stata piovosa, tipica dell'autunno inglese. Ad un semaforo un furgone tagliò la strada all'auto dei due. L'auto ci andò a sbattere, ma senza provocare nessun danno serio.
Dal furgone scesero degli uomini vestiti di nero che, invece di discutere per l'incidente, presero di peso Brian, Paul e una delle due ragazze, e li caricarono in un’auto, che era arrivata nel frattempo. L'altra ragazza riuscì a fuggire appena in tempo.

Il mattino seguente gli altri Beatles cercarono di rintracciare Paul e Brian, ma senza successo. Restarono al telefono tutto il giorno, ma nessuno li aveva né visti né sentiti.
Il giorno dopo la polizia telefonò ai Beatles. Diceva che una ragazza si era presentata, dichiarando che Paul e Brian erano stati rapiti. Il panico prese i Beatles. Essi furono comunque in grado di impedire ai giornali di pubblicare la notizia. Furono avvertiti i servizi di Intelligence, che capirono la gravità dei fatti, e il pericolo sociale se la notizia fosse trapelata. I Beatles ripresero le loro normali attività, ma l’inquietudine restava grande. Attesero per alcuni giorni che i rapitori si facessero sentire, ma questo non avvenne.
Il giovedì della settimana seguente i Beatles ricevettero una telefonata, ma non era quella che stavano aspettando: fu richiesto loro di identificare il corpo di Paul. John e George fecero immediatamente ritorno, rispettivamente da Parigi e dall'India.

Il corpo di Paul fu ritrovato ai piedi di una collina, presso una Volkswagen bianca. Era morto da qualche tempo, e gli animali avevano incominciato a mangiarlo. Il lato sinistro e le labbra erano lacerati (probabilmente da alcuni animali) e l'orecchio destro era stato tagliato di netto.
Si era anche cercato di bruciare il cadavere, ma solo le gambe presentavano chiari segni di ustioni, poiché la pioggia aveva domato le fiamme. All'arrivo dei Beatles la polizia aveva già delimitato la zona. Un poliziotto ebbe l'audacia di dire, proprio di fronte al cadavere: "Guarda… sembra un tricheco!". John si avvicinò al tizio che aveva parlato ed iniziò ad urlare. Dovettero portarlo via. Urlava: "Io, io sono il tricheco… non lui… io, io sono il tricheco!".

Brian fu trovato due giorni dopo, in un auto che era stata spinta giù da un burrone e aveva preso fuoco. I superstiti erano consapevoli che Paul, Brian e i Beatles stessi erano finiti. John, George e Ringo s'incontrarono, e decisero che non si sarebbero fermati. Paul aveva lasciato molto materiale inedito. Bisognava solo decidere come andare avanti.
Fu annunciato in quei giorni che i Beatles non avrebbero più tenuto concerti dal vivo. ciò diede loro un po' di respiro. Fu lo stesso Intelligence Service a suggerire il comportamento da tenere: avrebbero provveduto a ricreare dei doppioni nei loro laboratori di chirurgia plastica, ma in cambio i Beatles non avrebbero rivelato nulla di quanto successo, pena la morte.

Venne trovato un sosia di Epstein e un piccolo numero di candidati per Paul, ma il problema era trovarne uno con la voce il più simile possibile. Si cercò tra gli imitatori un sosia con il volto compatibile con quello di Paul. Alla fine fu scelto un ragazzo che sapeva imitare molto bene la voce di Paul, ma il cui volto presentava problemi non risolvibili nemmeno con la chirurgia plastica. Si decise, ad ogni modo, di usarlo per completare le canzoni per l'album in preparazione, al fine di fare uscire il disco il prima possibile, e spegnere le voci e le illazioni che si stavano sollevando.

Poi, finalmente, fu trovato l'uomo giusto. Il suo nome era William Sheppard, e faceva parte della Polizia Militare Canadese. Aveva una bella voce, anche se inferiore come qualità a quella del primo collaboratore; i lineamenti del volto, però, erano perfettamente compatibili con quelli di Paul, così da poterci lavorare su con a chirurgia estetica.

I sosia, però, non erano perfetti. Alcune piccole differenze rimasero tra loro e i veri Paul e Brian: per esempio, William era più alto di Paul, e il sosia di Brian più basso dell'originale.

Bill, quando era in polizia, era soprannominato "Sgt. Pepper", a causa del naso rosso, dovuto alla passione per il bere. John, invece, gli diede il soprannome di Faul, che vuol dire sia "falso Paul" che "faul(t)".
Le prime foto di Faul dopo la plastica sono quelle di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, anche se furono necessari ulteriori ritocchi. La copertina dell’album è, come già detto, il maggiore serbatoio di indizi di tutta la vicenda. Faul sembrava più vecchio di Paul, così si penso di fargli crescere baffi e mustacchi per dargli un'aria più "vecchia". Inoltre portava lenti a contatto scure, per nascondere i suoi occhi verdi.
Faul dovette sottoporsi ad un'altra operazione, ma il risultato continuava a non essere perfetto. Le foto furono sempre modificate.
Il sosia di Brian non poté rimanere per molto tempo al suo posto: così fu messo da parte (la morte di Epstein nel 1967) e venne creata la Apple. Qualche tempo dopo si venne anche a sapere che il vero bersaglio del rapimento era Brian, non Paul.

Fu John a dare il via alle tracce all'interno delle canzoni. Fu Faul a dare il via al crollo dei Beatles, non rispettando il contratto (forte della protezione dei Servizi Segreti) e producendo un album solista, suonato da altri musicisti. Il desiderio dei Beatles di rivelare la verità fu enorme, ma produttori e legali li fermarono in tempo. L’unico indizio lampante che venne lasciato fu quel 28IF della targa del Volskwagen (vedi).
John, nel 1967, si recò in America per cercare gli assassini di Paul, e li trovò tra i membri del KKK. La sua personale investigazione durò fino al suo assassinio, e in quel momento doveva essere molto vicino alla verità.

Questa è la più incredibile delle storie legate alla presunta morte di Paul McCartney. È senza dubbio colma d’incongruenze e di assurdità. Si trova al di fuori di quella che è detta la leggenda accreditata sulla scomparsa del Beatle.

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