Aids Mary

scritto da alessandro il 5 agosto 2003 Commenti 0 Leggende del quotidiano

Con il diffondersi dell'AIDS, si diffonde anche la storia di una donna misteriosa che trasmette il male ad altri. Il passaparola ha portato la leggenda un po' ovunque, con poche insignificanti variazioni nei particolari.

"Un uomo divorziato da poco è andato in un bar per singles dove ha conosciuto una donna molto bella. I due hanno fatto amicizia e sono andati in casa di lui, dove hanno fatto l'amore tutta la notte. Quando l'uomo si è risvegliato la mattina dopo, la donna se n'è andata. Lui è entrato nel bagno, e ha guardato lo specchio. Là, scarabocchiato con il rossetto, c'era il messaggio: "Benvenuto nel mondo dell'AIDS".

Quasi tutti i racconti hanno luogo al pub, al bar, al night o in discoteca, classici luoghi di "perdizione" del folklore contemporaneo. In altri, casi, molto rari, la protagonista femminile funge da elemento chiave di un rito di passaggio all'età adulta. La storia è basata sulla rabbia che la donna avrebbe provato dopo essere stata contagiata da un amante precedente e sulla sua determinazione di trasmettere la malattia a tutti coloro che fosse riuscita a sedurre. Il fatto, però, che questa sia una leggenda, non significa che ci siano casi di malati di AIDS che consapevolmente hanno diffuso il contagio. "Nei casi realmente avvenuti finora - scrive Brunvand - si è trattato sempre di uomini, ed è dunque interessante che nella leggenda la protagonista sia invece invariabilmente una donna. Negli Stati Uniti l'AIDS ha colpito per lo più omosessuali e tossicodipendenti. Ma ultimamente la comunità medica e i media hanno espresso una preoccupazione crescente che la malattia cominci a diffondersi presso il resto della popolazione tramite contatti eterosessuali. La donna misteriosa può incarnare questa nuova preoccupazione sul killer invisibile; la leggenda di Aids Mary rappresenta la paura dell'AIDS per tutti. Il giornalista Dan Sheridan del Chicago Sun-Times ha soprannominato la donna di queste storie Aids Mary perché gli ricordava il famoso personaggio realmente vissuto di Typhoid Mary. La storica Typhoid Mary era Mary Mallon, una cuoca americana di origine irlandese che ha trasmesso il tifo a più di cinquanta persone lavorando a New York nei primi anni del Novecento. A quanto pare, la donna sapeva di avere la malattia ed era riuscita a eludere la polizia per otto anni, fino a quando venne arrestata nel 1915. Esiste forse anche un prototipo più antico di Aids Mary. In una novella intitolata Il letto numero 29, scritta nel 1884, lo scrittore Guy de Maupassant (1850-1893) parlava di una donna che aveva deliberatamente diffuso la sifilide presso le forze nemiche. È possibile, tra l'altro, che Maupassant si sia lui stesso basato su una leggenda del tempo."

La popolarità della leggenda è alimentata da timori sulla crescente diffusione della malattia, e in particolare circa le possibilità di contagio deliberato.

Di questa storia si è occupato anche un noto sociologo americano, Gary Alan Fine, il quale dice: "la leggenda riflette i timori della gente nei confronti dei contatti sessuali occasionali, aggiungendo che la storia potrebbe avere come soggetto non solo l'AIDS, ma anche una violenza sessuale. Per le donne che lo raccontano la storia può rappresentare una sottile vendetta contro gli uomini; il maschio della storia viene ridotto a uno stato di impotenza e di potenziale contaminazione dalla donna, proprio come la vittima di una violenza si sente sminuita dal suo aggressore. In questo modo, l'uomo entra a far parte della famiglia o del club delle vittime quando contrae l'AIDS. A loro volta gli uomini che raccontano l'episodio rivelano forse una paranoia collettiva nei confronti delle donne. Dal messaggio scarlatto scarabocchiato sul vetro (Da notare come la simbologia dello specchio, elemento della scoperta del sé, si fa qui elemento chiave per la comprensione della storia. N.d.A.) la vittima apprende di non avere mai avuto un vero controllo sulla donna che credeva di avere sedotto. Ma per entrambi i sessi l'amara verità è che tutti noi viviamo nel mondo dell'Aids; così la leggenda di Aids Mary, anche se non riguarda persone vere, tocca tutti noi.".

Aids Mary sulla Stampa

(Tratto da La Famosa invasione delle Vipere Volanti, di Paolo Toselli, Sonzogno Editore, 1994)

Fra le tante notizie di "untori", veri o presunti, che hanno affollato la stampa in tutti questi anni, meritano menzione un paio di episodi che evidenziano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come l'Aids non sia solo una malattia dalle conseguenze terribili, ma incubo sociale che ha favorito la diffusione di un'intera produzione mitico-leggendaria, che trova tra l'altro riscontro in numerosi antecedenti storici.

Sul numero di settembre del 1991, la rivista americana Ebony pubblicò una lettera firmata "C.J.", attribuita a una donna di Dallas, Texas, la quale confessava che dopo aver contratto l'Aids aveva preso ad adescare sistematicamente uomini nei night-clubs, in maniera da trasmettere loro il terribile virus. La cosa provocò una raffica di commenti a Dallas e dintorni, e Willis Johnson, animatore di un talk-show radiofonico in una emittente locale, lanciò un appello affinché la donna lo contattasse. "C.J." accettò di partecipare telefonicamente alla puntata del 4 settembre, durante la quale descrisse il tempo trascorso nei night-clubs della zona di Dallas-Forth Worth, circuendo uomini (sposati e non) e avendo con loro rapporti sessuali senza alcuna precauzione.

La notizia giunse anche in Italia e rimbalzo sulle pagine dei maggiori quotidiani. Il 1° ottobre La Stampa la pubblica in prima pagina col titolo "Uomini, vi trasmetterò l'Aids". La vendetta della vedova nera terrorizza Dallas. In un servizio di Massimo Cavallini L'Unità gli dedica cinque colonne. Lo stesso fa La Repubblica con una corrispondenza di Arturo Zampiglione dal titolo Ecco la vendicatrice del sesso. Adesca gli uomini per contagiarli d'Aids. Nessuno sapeva che faccia avesse e come si chiamasse veramente, ma un "identikit" iniziò a circolare. Secondo L'Unità aveva "tra i ventisette e i trent'anni, la pelle nera-chiara ed i capelli ondulati". La Stampa la descrive come una donna di "meno di 30 anni, nera, molto piacente, capelli lisci, un metro e 63, sessanta chili circa". È invece "mulatta, ventenne, dai grandi occhi e dalla sessualità dirompente" per La Repubblica. Da notare come gli identikit convergano sul fatto che la donna sia extracomunitaria e molto giovane, praticamente una descrizione generale che riflette idee di razzismo, e emergano figure correlate, nell'immaginario, alle prostitute. Verso la fine di ottobre, colpo di scena, la polizia fu in grado di provare che l'autrice della lettera ad Ebony e l'ospite del talk-show radiofonico (due donne differenti) avevano entrambe giocato un brutto scherzo.

Trascorrono un paio di mesi e un'altra notizia sconcertante fa la sua comparsa sui giornali di tutto il mondo. In Italia viene ripresa da La Repubblica. Una modella sudcoreana di venticinque anni, identificata soltanto con il nome di Kim, scopertasi sieropositiva, avrebbe infettato per vendetta quaranta personalità del mondo del suo Paese, compreso un ministro e alcuni deputati, prima di suicidarsi. Ma già il giorno dopo, l'articolo viene dichiarato un falso. Il giornalista che aveva fornito il diario della "bella Kim" da cui era stato ricavato il servizio ammise che la modella-attrice non era mai esistita.

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